Campo de’ Fiori

Tempio ed emblema della romanità

Un mix, quello che Campo de’ Fiori armoniosamente compone, tra un implacabile incedere del tempo, il quale a sua volta scrive le pagine di una storia in continuo divenire, ed un’innata bellezza, qui presente in tutte le sfaccettature e declinazioni possibili.

Due sono le anime che ne contraddistinguono i connotati. Se è vero infatti che Campo de’ Fiori diviene nelle ore mattutine un mercato molto caratteristico e frequentato sia da compratori abituali che da turisti incuriositi, è altrettanto vero che, successivamente al tramonto, quella che è una delle piazze più note di Roma si tramuta in luogo di incontro per chiunque voglia trascorrere delle ore in spensieratezza.

Com’era ‘na volta?

Un trascorso glorioso e capace di attraversare tutte le epoche caratterizza Campo de’ Fiori. .

In base a ciò che la leggenda afferma, sembra che la propria denominazione sia riconducibile a Flora, tra le donne che maggiormente hanno fatto innamorare Pompeo. Vi è poi un’altra tesi, senz’altro più verosimile, che riconduce il suo nome allo stato di abbandono, dal quale derivò la nascita di un florido prato, successivo all’incuria prolungata nella quale Campo de’ Fiori vene lasciato intorno al Trecento.

Fu nella seconda metà del secolo successivo che Campo de’ Fiori visse una sorta di seconda vita. Parte di un maestoso e più generale progetto, la zona venne totalmente ricoperta da nuova pavimentazione per volere dell’allora pontefice Callisto III.

In aggiunta a quest’ultima, qui vennero inoltre edificate tante strutture il cui prestigio e bellezza riecheggeranno nei secoli a venire, tra Palazzo Orsini. Tale rinnovamento provocò una sempre più nutrita ed assidua frequentazione di personalità di spicco della politica e della spiritualità di allora, non è un caso se a Campo de’ Fiori venivano periodicamente organizzati (almeno due volte durante la settimana) mercati dei cavalli.

giordano bruno campo de fiori ieri e oggi

Senza ombra di dubbio l’evento di cui fu sfondo e che, per importanza, sormonta tutti gli altri, è certamente il rogo di Giordano Bruno, bruciato vivo nel 1600.

Alla fine dell’Ottocento, in suo onore, venne qui posta una statua di bronzo che lo raffigura.

Campo de’ Fiori oggi

Il multi-cromatico mercato, che a Campo de’ Fiori si tiene sin dall’anno 1669, è fruibile tutti i giorni, ad esclusione della domenica.

Dalla frutta alla verdura, dal pesce fino ad arrivare ai formaggi, il blasone che ne fa simbolo di Roma e della romanità si compone di colori e di aromi che, in coesione con una sapienza trasmessa di generazione in generazione, costituiscono le basi di una tradizione gastronomica apprezzata non solo nei confini italiani.

Lo spirito del mercato di Campo de’ Fiori è il medesimo di sempre, malgrado un rinnovamento che ne preserva la sempreverde vivacità odierna.

In rispettosa contrapposizione a venditori orientali, i quali offrono alla propria clientela merci giunte da lontano, sopravvivono le cosiddette “vignarole”, donne che trasportano dal campo alla piazza materie prime che fanno della genuinità il loro punto forte. E la notte? Ebbene, le alterative sono molteplici. La maggior parte dei ragazzi trascorre le proprie serate nel cuore della piazza bevendo un drink con gli amici.

I vicoli e le strade che circondano Campo de’ Fiori pullulano di locali dei generi più disparati, tra cui wine bar, disco bar ed enoteche. Passare una sera a “Campo”, così chiamato comunemente dai ragazzi romani, è un modo per farsi avvolgere da quel senso di tranquillità e di leggerezza che consente di evadere, seppur momentaneamente, da quella che è la caotica vita quotidiana.

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